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Monday, April 30, 2007

grandi poteri = grandi responsabilità

tom non è un supereroe, ma è diventato invisibile agli occhi della sua amata. una toronto abitata da oltre 200 supereroi che non girano in costume, ma credono nell'sistenza dei super-cattivi tanto quanto noi crediamo in quella degli ufo. in poche parole: uno spasso.
le grandi responsabilità sono di fly, che me lo ha prestato. cerco di centellinarlo, perché è corto, e non voglio che finisca subito. ma faccio fatica...


Thursday, April 12, 2007

in loving memory of...



kurt vonnegut
(indianapolis, 11 novembre 1922 - new york, 11 aprile 2007)

mi ha fatto pensare, ridere, riflettere, incazzare, amare, odiare, gioire, intristire...
... ciao...


Saturday, March 31, 2007

a modo libresco nell'afghanistan


sempre fuori tempo massimo, fuori sincrono - come meglio mi si addice - ho divorato il cacciatore di aquiloni di khaled hosseini. devo dire che mi ha colpito nonostante sia abbastanza sdolcinato e presenti qualche forzatura nella trama. ma il romanzo fa entrare il lettore direttamente nell'afghanistan pre-invasione comunista, lo accompagna nell'epopea dell'esodo (mamma america), lo riporta a urtarsi con le differenze sociali del periodo talebano, fino all'11 settembre.

ci si innamora subito di hassan - per la sua purezza - e di amir - per il suo essere un anti-eroe. è difficile staccarsene e non lo si vorrebbe fare nemmeno dopo l'ultima pagina del libro.
salvo che stamattina i mie occhi ne risentono fortemente. e anche la macchina del caffé. però averne di scrittori così. e agli esordi...

Wednesday, September 13, 2006

Scrivo un libro sulla ricerca scientifica. Anzi no: un romanzo (rosa)

Il 15 ottobre del 1951 Carl Djerassi sintetizzò il primo contraccettivo orale, il primo avo della moderna pillola contraccettiva. Pur non avendo vinto il Nobel - e credo anche per motivi "etici" - Djerassi ha scritto più di 1200 articoli di chimica e sette monografie. Ma ora la sua attività principale è la "fantasia sulla scienza": inventare storie basate sulla scienza, ma senza essere fantascienza.

In questo romanzo, che fa parte di una tetralogia, mi ha molto colpito la franchezza con la quale si parla anche male dell'ambiente scientifico. Ci sono ciniche ricercatrici disposte a qualsiasi "sacrificio" pur di fare carriera. Emergono caratteri decisi e cocciuti, intrighi tra le mura dei dipartimenti e si fa un sacco di sesso. Ecco, non capisco perché praticamente tutte le donne del romanzo siano bellissime e disponibilissime. Addirittura trovano attraente l'inesperienza del giovane ricercatore, quando nella vita reale chi non sa scopare viene di solito messo alla porta... E gli uomini non è che siano da meno, sempre affascinanti e senza un chilo di troppo.

Diciamo che la lettura è interessante perché attraverso il romanzo si capiscono molte cose di come funziona il mondo delle scienze: pubblicazione su riviste, referaggio, carriera accademica, rapporti tra scienziati, ecc. Allo stesso tempo è divertente perché è un libro pieno di amore (in tutti i sensi), quasi un Harmony o un romanzo d'appendice. Sinceramente scrivessi io un libro così, nessun editore lo vorrebbe mai pubblicare. Figuriamoci addirittura tradurlo in un'altra lingua...
Ma l'autore de Il dilemma di Cantor è Carl Djerassi, il primo uomo che ci ha liberato dall'incubo del "lotto vaticano", dal salto della quaglia e, in fin dei conti, ci ha reso la vita un po' più divertente. E rosa.

Friday, June 30, 2006

Biopolitica: un nuovo fantasma (più che concreto)

Già negli anni '70, nei suoi corsi al College de France, Michel Foucault, utilizzava il termine 'biopolitica' per indicare le nuove pratiche di potere che vengono esercitate sulle decisioni dei cittadini. Oggi più che mai le sue riflessioni contenute in La volontà di sapere e Nascita della biopolitica appaiono attuali, quando le decisioni che riguardano molti aspetti delle nostre vite, intese in senso strettamente biologico, sono oggetto di aspri dibattiti politici. Basta pensare al recente referendum sulla procreazione assistita, al sempiterno dibattito sull'eutanasia o alla bagarre ideologica (non tecnico-scientifica) sulle cellule staminali.

Due recenti libri aiutano a farci comprendere. Il primo è un vero e proprio Lessico di biopolitica (manifestolibri), pensato come un vocabolario, per orientare il lettore nella giungla dei termini. Leggendo le varie voci si può comunque individuare un processo storico che ha portato all'attuale situazione eterodiretta, attraverso un (inconsapevole?) disegno unitario. Ma emerge anche che biopolitici sono i problemi legati ai flussi migratori, al confronto con il diverso, il problema ecologico, la nascita del pensiero ambientalista, l'oscurantismo che ha caratterizzato i disastri tecnologici come Chernobyl.


Laura Bazzicalupo insegna Filosofia Politica a Salerno, e ha scritto Il governo delle vite. Biopolitica ed economie (Laterza) proprio a partire dalle tesi di Foucault, ma occupandosi soprattutto delle ricadute sull'economia dei paesi. Il potere biopolitico è sempre più anarchico, difficilmente decifrabile, avendo la capacità di nascondersi tra le emozioni e i sentimenti dei consumatori, spingendoli verso direzioni, ancora una volta, eterodirette. Due libri che possono servire sia da stimolo di riflessione, ma anche da monito. Non dimenticando di rileggere Foucault.

Wednesday, May 31, 2006

Dalle parti dell'etica, ma a partire dal rischio tecnologico

Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico di Giancarlo Sturloni, Sironi Editore

Ci sono due cose che mi hanno colpito del libro di Sturloni. La prima è piuttosto banale e di pancia, ma ciò non toglie niente della sua valenza emotiva e politica. In tutti i disastri che vengono raccontati è sempre possibile isolare un momento, poco più che un attimo a volte, in cui si poteva evitare tutto ciò che - di li a poco - avrebbe distrutto la vita di centinaia o migliaia di persone. C'è sempre l'occasione in cui un semplice 'NO!', magari urlato affinché si capisse ben, avrebbe potuto evitare l'inferno susseguente. Altre volte sarebbe stato sufficiente fornire qualche informazione utile per soccorrere le vittime, e si sarebbe minimizzato l'impatto dell'evento. Invece non sappiamo ancora oggi di quali sostanze erano composte le nubi tossiche di Bhopal e Seveso. Non sappiamo ancora veramente perché l'espeimento sul reattore di Chernobyl fu effettuato disinserdendo temporaneamentei i sistemi di sicurezza. E così per altri centinaia di episodi. C'è sempre stato qualcuno che ha taciuto, che non ha parlato per interesse. Non mi stupisce che ciò sia avvenuto, ma è la sensazione che in tutti questi casi, più la tecnologia a essere cannibale, sia l'avidità umana a darmi fastidio.

La seconda cosa, meno banale è più accademica a colpirmi, è la scoperta fatta nei primi capitoli del libro, che già dalla metà dell'Ottocento, studiosi di primissimo livello, conoscessero il problema dell'inquinamento, della sostenibilità (e quindi dell'incremento demografico) e anche del surriscaldamento globale. Il pensiero ecologico nasce già nella seconda metà del XIX secolo e ha impiegato quasi un secolo per diventare movimento politico. Quasi a monito per i posteri che le coscienze si adeguano sempre al dibattito con un certo ritardo. Talvolta grosso e, alcuni pensano, incolmabile. E qui penso alle visioni catastrofiste sulla fine del petrolio, ai cataclismi provocati dal surriscaldamento globale o alle paure delle biotecnologie, che "hanno messo in mano all'uomo il potere di Dio". Incuriosisce che per ognuno che la pensa a questo modo, c'è qualcuno che sostiene che non è vero che il petrolio sta finendo e che è tutto una montatura per tenere alti i prezzi. Che il surriscaldamento del pianeta è assolutamente normale e i cataclismi non avverrano a causa dell'effetto serra. Che non è vero che gli OGM fanno male e sarebbe opportuno che ognuno di noi si facesse clonare per avere una riserva di organi privata in casa di malattia. Ma se per ogni apocallittico c'è un integrato, è altrettanto vero che per ognuno di loro ci sono migliaia di persone che vivono senza nemmeno rendersi conto dei problemi. O fregandosene, che è la stessa cosa. Ma con una implicazione morale di altro spessore.