in questo periodo in cui muiono registi come se piovesse, mi fa un po' schifo l'idea di repubblica. a pagina 7 dell'edizione di oggi, si trova la pubblicità del fatto che venerdì 3 agosto fanny e alexander, uno dei film più belli e famosi di ingmar bergman, sarà in vendita a qualche euro in più rispetto al prezzo del giornale. per dire "addio a un grande maestro". lo trovo becero, gretto, fuori luogo, di cattivo gusto e molto altro ancora che non scrivo per decenza delle vostre pupille. trovo schifoso che l'operazione si in compartecipazione con l'editore san paolo, cristiano, che - almeno sulla carta - dovrebbe essere più rispettoso, evitando di raccogliere qualche euro sulla morte di un essere umano.
vabbé, lo scrivo: vergognatevi...
Wednesday, August 01, 2007
mi fa un po' schifo
Posted by bos at 12:29 pm Labels: attualità, cinema 0 comments
Monday, July 16, 2007
tornare bambini
quando ero piccolo, lupin era uno dei miei cartoni animati preferiti (assieme all'uomo tigre e a sanpei). di lupin mi piaceva da matti la sua acutezza: sapeva sempre cosa fare e quando farlo. e il rapporto tira e molla con fujiko non faceva che aumentarne lo spessore: lo vedevamo uscire in boxer dalla camera della bella ladra e immaginavamo, seppure ci fosse proibito vedere. la creatura di monkey punch, insomma, era qualcosa che si aspettava con trepidazione e ansia.
immaginatevi cosa mi è successo ieri sera, quando la urbani mi ha portato a vedere lupin III e il castello di cagliostro, primo lungometraggio (1979) di hayao miyazaki, che aveva appena disegnato due capolavori: la prima serie di lupin, appunto, e conan il ragazzo del futuro. uscito dal cinema, anch'io mi immaginavo di avere le sigarette storte di jigen o la spada affilata di goemon, oppure l'ostinazione di zazà, antieroe sfigato ma amabile e umano come pochi. qui, se avete voglia, potete leggere una sintesi delle opinioni sul film che girano in rete.
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Tuesday, May 15, 2007
el laberinto del fauno
me lo avevano detto in tanti, che era un bel film, ma non avevo mai avuto occasione di vederlo. ieri sera me lo sono noleggiato e mi ha proprio entusiasmato. qui sotto metto la rece di alessio guzzano, per chi volesse avere più informazioni.
Alessio Guzzano
Posted by bos at 8:40 am Labels: cinema, myprivatelife 0 comments
Wednesday, May 02, 2007
Zona Critica - ep. 1
date un occhio. divertimento a puntate e un po' di ironia che non fa mai male
Posted by bos at 10:58 pm Labels: cinema, internet, media 1 comments
Tuesday, July 11, 2006
Una mattina a casa Piavoli
Raccogliamo ancora assonnati l'attrezzatura e Luca, romano spirito viaggiatore che ci raggiunge col treno. Prendiamo la macchina e ci avviamo verso le colline moreniche dell'alta mantovana, dalle parti di Solferino. Mattia è preparato per l'intervista. E chi meglio di lui, vista la sua appartenenza proprio a questa terra, alla Grande Pianura (e a me vengono in mente le note di Belonging di Keith Jarrett)?
Franco Piavoli abita in una vecchia e bella casa proprio in centro a Pozzolengo (che per una sorta di assurda - o quasi - coincidenza si trova in provincia di Brescia). Entriamo nel cortile, ci accoglie la moglie, che ci offre ristoro all'ombra del portico, in attesa di "Franco, che è uscito di corsa. Ma torna subito, perché sapeva che arrivavate". Ci guardiamo attorno: l'orto coltivato, il pergolato a vite. Tutto sembra pieno di vita.
Quando arriva Piavoli, io non me lo aspettavo così sorridente, gioviale. Chissà perché mi ero fatto l'idea che il suo isolamente dal grande business del cinema fosse la conseguenza di un carattere burbero, difficile. Invece le sue maniere sono dolci e il suo sorriso aperto. Vuole sapere un po' di noi, che ci raccontiamo ancora timorosi di fronte al maestro. Lui ci lascia sciegliere il posto dove intendiamo registrare e noi cerchiamo di scherzare, dicendo che "accoglieremo volentieri ogni suo consiglio". Lui sorride e dice che "no, perché il lavoro è tuo Mattia e devi decidere tu". Il sorriso è sincero e senza nemmeno rendercene conto giriamo quasi 40 minuti (ne servivano 10), ascoltando gli aneddoti sui suoi esordi, sulle difficoltà di essere uno sguardo originale e cercare di non allinearsi al mercato. Ma è quando parla di Umberto Bellintani che gli si illuminano gli occhi, che le mani non riescono a stare ferme. Ne parla come di quell'amico che gli era, raccontando delle passeggiate lungo l'argine del Grande Fiume o sulle morbide colline di Pozzolengo.
Dopo quasi due ore ce ne torniamo soddisfatti, onorati e contenti: abbiamo incontrato un maestro che ci ha accolti nella sua casa, ci ha regalato bellissime storie e profonde riflessioni.
qualche informazione su Franco Piavoli
Posted by Anonymous at 9:54 am Labels: cinema 0 comments
Wednesday, May 31, 2006
Dalle parti dell'etica, ma a partire dal rischio tecnologico
Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico di Giancarlo Sturloni, Sironi Editore
Ci sono due cose che mi hanno colpito del libro di Sturloni. La prima è piuttosto banale e di pancia, ma ciò non toglie niente della sua valenza emotiva e politica. In tutti i disastri che vengono raccontati è sempre possibile isolare un momento, poco più che un attimo a volte, in cui si poteva evitare tutto ciò che - di li a poco - avrebbe distrutto la vita di centinaia o migliaia di persone. C'è sempre l'occasione in cui un semplice 'NO!', magari urlato affinché si capisse ben, avrebbe potuto evitare l'inferno susseguente. Altre volte sarebbe stato sufficiente fornire qualche informazione utile per soccorrere le vittime, e si sarebbe minimizzato l'impatto dell'evento. Invece non sappiamo ancora oggi di quali sostanze erano composte le nubi tossiche di Bhopal e Seveso. Non sappiamo ancora veramente perché l'espeimento sul reattore di Chernobyl fu effettuato disinserdendo temporaneamentei i sistemi di sicurezza. E così per altri centinaia di episodi. C'è sempre stato qualcuno che ha taciuto, che non ha parlato per interesse. Non mi stupisce che ciò sia avvenuto, ma è la sensazione che in tutti questi casi, più la tecnologia a essere cannibale, sia l'avidità umana a darmi fastidio.
La seconda cosa, meno banale è più accademica a colpirmi, è la scoperta fatta nei primi capitoli del libro, che già dalla metà dell'Ottocento, studiosi di primissimo livello, conoscessero il problema dell'inquinamento, della sostenibilità (e quindi dell'incremento demografico) e anche del surriscaldamento globale. Il pensiero ecologico nasce già nella seconda metà del XIX secolo e ha impiegato quasi un secolo per diventare movimento politico. Quasi a monito per i posteri che le coscienze si adeguano sempre al dibattito con un certo ritardo. Talvolta grosso e, alcuni pensano, incolmabile. E qui penso alle visioni catastrofiste sulla fine del petrolio, ai cataclismi provocati dal surriscaldamento globale o alle paure delle biotecnologie, che "hanno messo in mano all'uomo il potere di Dio". Incuriosisce che per ognuno che la pensa a questo modo, c'è qualcuno che sostiene che non è vero che il petrolio sta finendo e che è tutto una montatura per tenere alti i prezzi. Che il surriscaldamento del pianeta è assolutamente normale e i cataclismi non avverrano a causa dell'effetto serra. Che non è vero che gli OGM fanno male e sarebbe opportuno che ognuno di noi si facesse clonare per avere una riserva di organi privata in casa di malattia. Ma se per ogni apocallittico c'è un integrato, è altrettanto vero che per ognuno di loro ci sono migliaia di persone che vivono senza nemmeno rendersi conto dei problemi. O fregandosene, che è la stessa cosa. Ma con una implicazione morale di altro spessore.
Posted by Anonymous at 5:09 pm Labels: cinema, libri, science 2 comments
Monday, May 22, 2006
Trailer Is The Night #0
X-Men: Conflitto finale
Non avere una vasta conoscenza del mondo dei fumetti americani, sudata sulle tavole di John Romita Jr. o Jack Kirby, piuttosto che sulle storie e i personaggi di Sta Lee renderebbe difficile a chiunque capire il senso della storia della terza discesa dei mutanti sui nostri schermi. Ovviamente avendo visto solo il trailer...
La Casa Bianca non è più un posto sicuro. Per nessuno. Terribili guerrieri dotati di grandi poteri ninja, monaci allenati nel segreto di un monastero tibetano minacciano di riprendersi quello che appartiene al loro popolo di diritto. Cosa, non si sa. Uno penserebbe al Tibet stesso, da troppo tempo occupato dai cinesi maoisti. Ma trattandosi si film di fantascienza, sebbene di un sottogenere particolare, colloca la pellicola su un piano spazio-temporale diverso dal nostro. E questo spiega tutto. O quasi. I monaci vogliono riprendersi la Casa Bianca perché è quello il luogo da cui ha origine tutta la loro fede. A nulla varranno i tentativi di resistenza dei buoni soldati americani: navy seals, marines e swat tutti insieme. Ma anche questi monacacci cattivi, sebbene riescano a spostare oggetti col pensiero, sollevare auto con un sol gesto della mano, sbagliano. Eh sì, perché a me risulta che il ponte di Brooklyn, quello intitolato a Giovanni da Verazzano, si trovi sopra l'Hudson, proprio a New York. E non a Washington, dove si trova la Casa Bianca... Grandi poteri della mente, ma scarso senso pratico: bastava consultare una qualsiasi guida agli Stati Uniti, fosse una Lonely Planet o una Rough Guide... Ma non si preoccupino i fan dell'azione: c'è sempre un eroe sporco e cattivo, con il sigaro in bocca, che non si capisce se sia alleato con l'angelo che appare ad un certo punto (ovviamente reazione cattolica al Codice Da Vinci), oppure sia un tipo alla Bogart di Casablanca: piuttosto interessato a fare i proprio interessi, senza scheirarsi, uno di quelli che una volta chiamavano battitori liberi. Insomma: che battaglia finale sia!
Posted by Anonymous at 11:55 pm Labels: cinema, trailer is the night 0 comments